Infezioni genitali da Herpes

herpes infezioni genitali

Il Virus dell’Herpes Simplex (HSV) è responsabile di una affezione acuta, spesso febbrile, recidivante, che si manifesta clinicamente con quadri anche molto diversi tra loro, da forme lievi e localizzate a forme gravi disseminate. La localizzazione in area genitale sebbene tipica, non esclude altre localizzazioni in aree vicine: natiche, coscie, dorso. Il virus dell'Herpes simplex umano (HSV) appartiene alla famiglia delle Herpesviridae. Sulla base di differenze antigeniche si distinguono  due tipi di HSV, 1 e 2. Benché l’Herpes genitalis sia causato più frequentemente da HSV 2, si ammette che nel 30% dei casi sia in causa l’HSV 1,  più conosciuto come agente dell’herpes labiale. Sia per l’HSV 1 che per l’HSV 2 sono stati individuati ceppi distinti suscettibili di coinfettare lo stesso individuo e di evolvere in maniera autonoma. L’infezione avviene sia per contatto diretto cutaneo-mucoso con una lesione erpetica o, in corso di infezioni asintomatiche, per contatto con liquidi biologici (saliva, secrezioni cervicali o uretrali) contenenti il virus. Nell’uomo questo virus si moltiplica in molti tessuti, e anche nei linfociti e per la sua localizzazione intracellulare è in grado di sfuggire all’azione degli anticorpi specifici. La prima-infezione induce l'attivazione di meccanismi immunitari di difesa che contribuiscono a inibire la replicazione dell'HSV a livello delle lesioni primarie. La reazione immunitaria, tuttavia, non limita la caratteristica peculiare di questo virus e cioè la capacità di migrare per via assonale ai gangli nervosi sensitivi locoregionali e di penetrare nelle cellule nervose. A questa fase di “invasione” segue poi una fase di “latenza” in cui il DNA virale permane nell’organismo ospite, integrato o meno al genoma cellulare. I meccanismi biologici che stanno alla base di questo stato di “latenza” e che regolano l’espressione del genoma virale non sono noti, ma questa specie di equilibrio che si viene a stabilire tra il virus e le difese immunitarie dell’ospite è una condizione instabile che può spezzarsi. Il genoma virale torna allora a replicarsi e determinare  le manifestazioni cliniche tipiche della recidiva erpetica.

Le cause di questa rottura dell'equilibrio "di latenza" non sono conosciute, ma sicuramente lo stato immunologico del paziente ha un ruolo fondamentale. La constatazione che gli stati di immunodepressione profonda (AIDS, morbo di Hodgkin) provocano frequentemente recidive gravi prolungate fa ipotizzare che normalmente deficit transitori dell’immunità cellulare correlati a stress, affaticamento fisico, febbre, traumi, raggi ultravioletti, etc., siano la causa della riattivazione virale e delle recidive. L’infezione da virus HSV è endemica, ma nonostante il notevole potere infettivo virale solo raramente causa malattia conclamata che può assumere un andamento grave in soggetti non immuni e con caduta delle difese immunitarie. Gli ultimi dati epidemiologici indicano che la malattia è in continuo aumento sia in Europa che negli USA con una sieropositività nella popolazione generale vicino al 25%.

L’età media delle pazienti con prima infezione e di circa 22-26 anni. In rapido aumento sono i casi, di herpes genitale da virus tipo 1 e i casi di coinfezione o reinfezione di entrambi i tipi virali. Sul finire degli anni '70, i risultati di alcune ricerche epidemiologiche avevano fatto ipotizzare un probabile ruolo dell'HSV 2 nella patogenesi del cancro cervicale (come per il virus papilloma umano – HPV).

Indagini sierologiche avevano infatti dimostrato che il rischio di sviluppare un carcinoma del collo uterino era più elevato nelle donne HSV 2-positive rispetto alla popolazione generale. Concordi con questi dati erano i risultati di talune ricerche genetiche che avevano individuato sequenze geniche virali, con frequenza elevata, nelle displasie di differente grado e nei carcinomi invasivi, ma solo raramente nei tessuti indenni, mentre da altre indagini in vitro evidenziavano il potere trasformante di alcune sequenze genomiche di HSV.

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Papilloma virus umano: cosa succede alle donne

donne e papilloma virus

Sempre più frequentemente alcuni dei miei pazienti mi pongono domande su quello che può capitare alle proprie compagne affette  o a rischio di contagio da papilloma virus umano (HPV). La preoccupazione nasce dal fatto che è ormai conosciuto che alcuni ceppi virali dell’HPV possano causare il cancro dell’utero, mentre nei maschetti gli stessi ceppi virali siano tutto sommato innocui dal punto di vista oncologico.

HPV  è responsabile di varie lesioni, comunemente note sotto il nome di condilomi, che si possono riscontrare a livello dell’ apparato genitale inferiore femminile, nonchè a livello genitale maschile.

L’HPV si trasmette prevalentemente con l’attività sessuale. Oggi si ritiene che l’infezione da HPV sia una delle più comuni malattie sessualmente trasmesse. La sua massima incidenza si ha nelle persone di età compresa tra i 20 e i 40 anni. E’ anche nota la possibilità di trasmissione dell’HPV mediante oggetti (ad esempio biancheria o oggetti sessuali) che siano venuti a contatto con persone infette.

Le manifestazioni dell’HPV possono essere variabili a seconda dei distretti anatomici interessati. Le lesioni che si sviluppano a livello della cute perineale e perianale, e quelle che si sviluppano a carico di vulva e vagina sono visibili a occhio nudo (vengono pertanto definite lesioni condilomatose clinicamente evidenti) e vanno sotto il nome di condilomi. Questi hanno l’aspetto di lesioni rilevate, verrucose, di dimensioni variabili, singole o plurime.
A livello del collo dell’ utero solitamente le lesioni di tipo condilomatoso non sono visibili ad occhio nudo, ma per essere riconosciute richiedono l’ esame colposcopico. Spesso a livello del collo dell’utero le lesioni da HPV si associano a lesioni di tipo displasico (CIN o Neoplasia Cervicale Intraepiteliale, oppure SIL o Lesione Intraepiteliale Squamosa). La condilomatosi a livello cervicale per il fatto di non essere visibile a occhio nudo viene definita subclinica.

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Cambiamento aspetto dello sperma. Quando succede?

esame liquido seminale

Un cambiamento visibile e percepibile nell’aspetto, nel colore o nel volume dell’eiaculato può essere un segno di qualcosa che non va nel maschio. Il liquido seminale (sperma) normalmente eiaculato (emesso) durante l’orgasmo ha un aspetto grigio opalescente ed è omogeneo. Quando, invece, ci appare molto trasparente può essere dovuto ad una concentrazione di spermatozoi molto scarsa. Talvolta, può anche apparire di colore bruno o rossastro, se sono presenti globuli rossi, cioè sangue nell’eiaculato. In questo caso si parla di emospermia e la valutazione urologica ed andrologica verrà indirizzata a valutare la presenza di infiammazioni delle vie seminali come la prostatite (causa più frequente) piuttosto che ad escludere la presenza di neoplasie maligne della ghiandola prostatica stessa (causa meno frequente).

La comparsa di sperma con colore giallognolo, magari accompagnato da bruciore, può suggerire un’infiammazione o un’infezione delle vie genitali. Un aspetto lattescente, specialmente se accompagnato da un ridotto volume, può invece riflettere un danno a carico delle vescichette seminali. I campioni di liquido seminale normale possono però contenere dei granuli simili alla gelatina che sono probabilmente secreti dalle ghiandole di Cowper.

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L'importanza della esplorazione rettale nell'uomo

 esplorazione rettale prostata

Le più importanti linee guida nazionali ed internazionali, soprattutto in campo urologico e chirurgico, indicano l’esplorazione rettale come una manovra diagnostica decisiva e sempre da farsi quando è presente un dolore soprattutto ai quadranti inferiori dell’addome, nei disturbi persistenti delle basse vie urinarie, nei disturbi ano-rettali e, anche in assenza di sintomi, dovrebbe far parte comunque della valutazione urologica soprattutto nella diagnosi del cancro prostatico e nella chirurgia generale del cancro colon-rettale.

In campo andro-urologico, ma anche nella chirurgia generale, un preciso e mirato esame clinico permette in molti casi di sospettare e anche diagnosticare lesioni tumorali, indicare altri accertamenti diagnostici capaci di confermare o perfezionare la sospetta diagnosi del problema clinico affrontato, capire l’urgenza del problema che si deve affrontare, chi è lo specialista su cui eventualmente orientare il paziente: urologo, andrologo, proctologo, gastroenterologo, chirurgo ed infine, in presenza ad esempio di importanti problemi psicologici o psichiatrici, di valutare se è il caso di chiamare in causa anche queste figure professionali.

Tale manovra clinica deve sempre essere preceduta da un attento e preciso esame obiettivo dell’addome con il paziente disteso in posizione supina; in questo modo si potranno valutare importanti segni clinici (sovradistensioni vescicali, timpanismi, punti dolorosi, cicatrici, ernie inguinali, linfadenopatie inguinali) ed esaminare i genitali del maschio (struttura del pene, aspetto del glande, del prepuzio, del meato uretrale esterno, dello scroto, caratteristiche di testicoli, degli epididimi, del funicolo). Dopo questa fase, si procede all’esplorazione rettale e quindi s’invita il paziente a piegare e a divaricare le ginocchia al fine di esporre quanto più possibile il perineo. In questi casi può essere indispensabile l’utilizzo di altre posizioni più particolare come la posizione genu-pettorale da supino o in decubito laterale (posizione generalmente indicata in ambito proctologico). Prima dell’esplorazione rettale importante è pure valutare per bene la zona perineale in questo modo vengono viste eventuali lesioni a carico della cute: infezioni, secrezioni, fistole, ascessi, ulcere varie, condilomi, lesioni psoriasiche o di tipo traumatico, emorroidi, ragadi o marische.

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