Tumore della prostata

Definizione

Il tumore della prostata sta diventando nei paesi occidentali una delle neoplasie più frequenti tra i maschi.

L'incidenza in Italia (cioè il numero di nuovi casi diagnosticati in un anno) che è fortemente correlata alla età, è in aumento negli ultimi 10 anni, portando cosi tale malattia al primo posto come causa di morte del maschio.

L'obiettivo del ceck up prostatico annuale è quello di identificare il cancro della prostata in fase precoce., quando cioè il tumore non provoca sintomi urinari.

Nei pazienti in cui alla diagnosi la neoplasia ha una estensione extracapsulareo in fase metastatica la prognosi è infausta e la sopravvivenza è di circa 30 mesi.

Nei pazienti con malattia confinata alla ghiandola i risultati della terapia chirurgica, ormonale, radioterapia sono molto favorevoli. La sopravvivenza media supera, in questi casi, i 15 anni.

La possibilità di intervenire quindi con una diagnosi precoce, quando la malattia è confinata alla ghiandola, influenza notevolmente il decorso della malattia, consentendo in alcuni casi , la completa guarigione da malattia.

Diagnosi Precoce

Varie sono le metodiche diagnostiche che ci consento una diagnosi precoce.

Tre di queste, dato il basso costo e l'estrema rapidità di esecuzione , possono essere impiegate nello screening del tumore della prostata..

L' esplorazione rettale è un esame semplice, utile ed economico, meno sensibile del PSA. Con tale manovra e possibile diagnosticare già il 45 % dei tumori prostatici. Tale esame con il quale l'urologo analizza la forma della ghiandola, il volume, la consistenza, il rispetto dei margini, la superficie, l' eventuale presenza di lesioni nodulari, è da raccomandare una volta l'anno in tutti i pazienti al di sopra dei 50 anni.

Il PSA (antigene prostatico specifico), è una sostanza (proteina) prodotta esclusivamente dalla prostata presente ad alte dosi nel liquido seminale, a basse dosi nel sangue.

Per cui un aumento della sua concentrazione nel sangue (determinata attraverso un semplice prelievo), al di sopra dei valori normali (0-4-ng/ml), è indice di probabilità di avere un cancro della prostata. In linea di massima, citando dati di lavori in letteratura, quando il PSA supera 4 ng/ml la possibilità di avere un tumore prostatico è del 25 - 48%. Per cui per una diagnosi precoce di neoplasia prostatica ogni maschio al di sopra dei 50 anni dovrebbe misurare il PSA una volta l'anno. L'inizio dell'età di screening si abbassa per pazienti con familiarità di carcinoma prostatico

L'ecografia transrettale , può evidenziare un carcinoma prostatico come un nodulo ipoecogeno (più scuro del parenchima circostante). Circa il 20-40 % dei carcinomi prostatici sfugge alla diagnosi ecografia , rendendo tale metodica non sufficientemente attendibile se presa singolarmente.

Attualmente , metodiche molto costose in via di sperimentazione , come la risonanza magnetica con bobina transrettale, non possono essere usate come screening.

Biopsia transrettale

L'unico modo di accertare la presenza di un tumore prostatico è la biopsia della ghiandola, che si esegue con un apposito ago dotato di punta tagliente (Tru-cut).

La biopsia viene eseguita con guida ecografia transrettale. Poiche alcuni tumori non sono ben visibili ecograficamente, si esegue di solito uno schema detto "random" per il prelievo dei campioni bioptici. Le lesioni ipoecogene sospette alla ecografia vengono incluse ovviamente nella biopsia.

Si eseguono biopsie per ottavi, cioè 8 prelievi, (quattro nella meta destra, quattro nella meta sinistra) aumentando l'accuratezza dell'esame. Possono essere eseguiti 12, 14, 16, 24,32 prelievi (saturation biopsy) su candidati selezionati che hanno PSA aumentato, rilievi sospetti alla esplorazione rettale o alla ecografia transrettale.

Sintomi

La malattia localizzata è spesso asintomatica.

Il sintomo comunque più importante da valutare attentamente di un cancro localizzato, è un aumento improvviso dei sintomi ostruttivi in rapporto all'età.

Secondariamente, quando la malattia non è più confinata all'organo possono comparire disturbi irritativi (bruciore, sangue con le urine, aumento delle minzioni diurne e notturne, incontinenza, dolori sovrapubici, dolori alla schiena da metastasi ossee)

Trattamento

Accertata la presenza di un tumore prostatico e necessario effettuare una accurata stadiazione della malattia , attraverso l'esecuzione di una Tomografia assiale computerizzata con mezzo di contrasto, una scintigrafia ossea. Il compito di tali esami è quello di escludere una malattia sconfinata dalla ghiandola, nonché un interessamento osseo.

Prostatectomia radicale

Quando la malattia è completamente contenuta nella ghiandola può essere del tutto curata mediante asportazione chirurgica (prostatectomia radicale). Tale intervento è riservato a pazienti che hanno aspettativa di vita di 10-15 aa, di età inferiore o uguale ai 70 – 75 anni.

La prostatectomia radicale è un intervento ben standardizzato che può essere eseguito a cielo aperto attraverso un taglio mediano tra l'ombelico ed il pube (via retropubica) o con un taglio mediano sotto lo scroto (via perineale). I giorni di degenza possono variare da 10 giorni a 15 giorni a seconda dell'età del paziente, delle sue condizioni generali, del decorso postoperatorio.

La dimissione può avvenire anche con il catetere urinario, in attesa della sua rimozione ambulatoriale (dopo 10 – 12 giorni dall'intervento). Le complicanze che possono subentrare a questo intervento sono l'impotenza sessuale e l'incontinenza urinaria.

La prima potrà, in assenza di ripresa spontanea , essere recuperata attraverso provvedimenti farmacologici; la seconda è estremamente variabile.

Molti pazienti sono continenti alla rimozione del catetere; altri necessitano di alcuni mesi per la ripresa della continenza. La frequenza urinaria si normalizza in genere dopo alcune settimane.

La valutazione della ripresa della continenza viene comunque valutata ad un anno dall'intervento.

Il meccanismo sfinterico di continenza può essere aiutato a recuperare la sua funzione mediante esercizi specifici e con l'elettrostimolazione dei muscoli del pavimento pelvico che circonda lo sfintere ,che devono essere iniziati 2-3 settimane dopo l'intervento. La riabilitazione abbrevia l'incontinenza urinaria postintervento.

Terapia ormonale

Nelle forme avanzate, cioè non localizzate, di tumore prostatico si effettua la terapia ormonosoppressiva, che ha il compito di sopprimere gli ormoni maschili (androgeni) che hanno un ruolo importante nello sviluppo del tumore della prostata. Gli effetti di questi farmaci sarà quello di abolire la produzione di androgeni da parte del testicolo e dell'ipofisi e di provocare l'involuzione della prostata e con essa l'involuzione del tumore.

Tali terapia possono essere somministrare per via intramuscolo (le più utilizzate prevedono 1 fiala intramuscolo ogni 28 giorni) o per via orale, gli antiandrogeni, a dosaggi variabili (1-2-3- cp al di ).

Gli effetti collaterali più comuni di queste terapie sono la diminuizione della libido, l'impotenza, le vampate di calore, la ginecomastia (aumento di volume dei seni), edemi agli arti inferiori.

Radioterapia

E' una altra valida metodica utilizzata per il trattamento del cancro della prostata.

Puo essere praticata come trattamento primario di una patologia localizzata ( se non è proponibile la prostatectomia radicale), o come terapia adiuvante per una malattia avanzata, o per trattare il dolore provocato dall'interessamento osseo.

Senza soffermarsi su particolari tecnici, la radioterapia potrà essere esterna conformazionale o interna mediante impianto di semi radioattivi (Brachiterapia)

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