Tumore della vescica

Definizione

Il carcinoma vescicale rappresenta circa il 3% di tutti i tumori. E’ una neoplasia molto più frequente (circa 3 volte) negli uomini che nelle donne e circa 2 volte più frequente nella razza bianca che nella nera. La fascia di età di maggiore incidenza è quella compresa fra 60 e 70 anni con una età media di 69 negli uomini e di 71 nelle donne ed un incremento progressivo all’aumentare della età.

Fattori di rischio:

  • Familiarità
  • Età
  • Sesso maschile
  • Fumo di sigaretta (aumento di 4 volte rispetto ai non fumatori)
  • Esposizione ad alcune sostanze chimiche (amine aromatiche, coloranti a base di anilina)
  • Calcolosi vescicale
  • Alcune infezioni parassitarie (schistosomiasi e bilarziosi, frequenti in Medio Oriente ed in Egitto)
  • Infezioni da papillomavirus

Tipi di Tumore alla Vescica

Dal punto di vista istologico esistono diversi tipi di tumori vescicali, però quello di gran lunga più frequente (90% dei casi) è il carcinoma “transizionale”, così denominato perché origina dall’epitelio “transizionale”, cioè da quello strato di cellule che riveste la superficie interna della vescica.
Esistono fondamentalmente due gruppi di carcinomi vescicali: i carcinomi transizionali superficiali di basso grado e quelli invasivi di alto grado. Questi due gruppi di tumori hanno caratteristiche genetiche e comportamenti diversi.
I carcinomi vescicali si presentano macroscopicamente nel 70% dei casi come forme papillomatose, cioè con l’aspetto come di un cespuglio costituito da fronde finemente ramificate, fragili e ondeggianti all’esame cistoscopio, fornito di un peduncolo contenente i vasi nutritivi o di una base di impianto larga. Nel 20 % dei casi si presentano come forme nodulari più o meno estese, a superficie irregolare e nel 10 % come forme miste.
I carcinomi transizionali superficiali di basso grado assumono quasi sempre l’aspetto papillomatoso, Hanno un alto tasso di recidività (circa il 70%) e di progressione verso la forma invasiva (circa il 25 %). I carcinomi invasivi di alto grado hanno più frequentemente l’aspetto nodulare o misto.

Sintomatologia

Il sintomo di gran lunga più frequente e comune è l’ematuria, cioè l’emissione di sangue con le urine, o ematuria macroscopica o macroematuria. Alle volte l’ematuria può essere soltanto microscopica, cioè caratterizzata dal reperto di un elevato numero di globuli rossi nel sedimento di un esame standard delle urine, con urine chiare e di colore normale. Altri disturbi meno frequenti e più spesso dovuti a patologie irritative vescicali o prostatiche associate sono: disuria (difficoltà nell’urinare), stranguria (bruciore), pollachiuria (minzioni frequenti).
Nelle forme avanzate si possono avere i più vari disturbi dovuti in parte alla compromissione dello stato generale, in parte all’infiltrazione di organi o strutture vicine alla vescica.

Diagnosi

La diagnosi viene effettuata con i seguenti esami:

  • Esame citologico delle urine (permette di valutare l’anormalità delle cellule di rivestimento della vescica)
  • Ecografia
  • Cistoscopia: consente di identificare il tumore e di eseguire biopsie multiple
  • TC addome-pelvi
  • RMN addome-pelvi

Terapia

In caso di neoplasia vescicale superficiale (lesioni papillari) che non invade gli sbocchi ureterali, il collo vescicale e l’uretra, la terapia di elezione è la resezione endoscopica, o resezione trans uretrale (TURB).
Dopo l’intervento il paziente viene sottoposto a periodici controlli cistoscopici, data la caratteristica tendenza di queste forme alla recidiva locale.
Nei casi di recidiva locale e nelle forme multiple si esegue una chemioterapia locale mediante instillazioni periodiche endovescicali con alcuni tipi di farmaci che hanno lo scopo di ridurre l’incidenza delle recidive (bacillo della tubercolosi inattivato, Mitomicina, Epirubicina).
In casi di neoplasia vescicale invasiva, il trattamento di elezione è rappresentato dalla cistectomia radicale, cioè l’asportazione di tutta la vescica compresa, nell’uomo, la prostata e le vescicole seminali, con asportazione del tessuto adiposo perivescicale e dei linfonodi loco-regionali.
La ricostruzione dell’apparato urinario viene quindi effettuata, quando le condizioni generali e l’età del paziente lo consentano, con la confezione di una neovescica da un’ansa intestinale (neovescica ortotopica). A tale scopo questa viene opportunamente trattata in modo da creare con essa un serbatoio che si interpone fra gli ureteri e l’uretra; esistono numerose tecniche chirurgiche.
Nei casi di pazienti anziani o con condizioni generali precarie o per vari motivi non collaboranti, si ricorre alla cosiddetta “uretero-ileo-cutaneo-stomia”: cioè, l’ansa intestinale preparata e sulla quale vengono impiantati chirurgicamente gli ureteri, viene abboccata alla cute. L’urina si raccoglie quindi in un sacchetto adesivo aderente all’addome che viene cambiato periodicamente. In casi particolarmente gravi in cui neanche questa procedura può essere sopportata si possono abboccare direttamente gli ureteri alla cute (“uretero-cutaneo-stomia”).
Radioterapia e chemioterapia costituiscono trattamenti complementari alla chirurgia da riservare in casi più aggressivi, non trattabili con la sola cistectomia, oppure come unica terapia in pazienti che non possono sopportare l’intervento chirurgico.

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