Un nuovo test per salvarsi dal tumore della vescica: FISH

La FISH (Fluorescent In Situ Hybridization, ibridazione in situ non radioattiva), consiste nel ricercare nell’urina le quattro più frequenti mutazioni cromosomiche tipiche del cancro vescicale, rese visibili al microscopio da marcatori fluorescenti ancora prima che si formi il tumore.
Si tratta di una  tecnica innovativa per  scoprire, nelle urine e sulle mucose delle vie urinarie, le tracce di una neoplasia o delle sue recidive. Poiché possono essere presenti tra le cellule urinarie cellule tumorali prima che ci sia un’evidenza clinica e quindi riscontro citologico questo test affianca le tradizionali tecniche d’indagine. L’analisi utilizza semplicemente cellule ottenute dalle urine del mattino o , in corso di cistoscopia, dal lavaggio vescicale.

Questo test ha una specificità del 91 per cento ed una sensibilità dell’84 per cento. Si tratta di dati significativi che evidenziano l’accuratezza dei risultati di questo esame che riduce considerevolmente i falsi negativi. E’ in grado di identificare sia i tumori superficiali che invasivi. Studi condotti in passato sui cromosomi avevano evidenziato che le cellule tumorali presentavano piu’ di due copie dei cromosomi 3, 7 e 17 (fino a 7 copie) in maniera ripetitiva. Piu’ sono le copie presenti per ognuno di questi cromosomi e piu’ sono i cromosomi coinvolti nell’aneuploidia maggiore è lo stato di avanzamento del tumore. Oltre alle anomalie del numero dei cromosomi 3,7 e 17, si osserva anche la mancanza di una regione particolare sul cromosoma 9, che corrisponde al gene P16. L’assenza di una o entrambe le copie di questo gene caratterizza generalmente i tumori superficiali, mentre il numero errato di cromosomi è correlato con lo stato di avanzamento e invasività del tumore. Il 20% dei tumori superficiali evolve in tumore invasivo. Con l’esame citologico urinario si valuta la morfologia della cellula che non sempre puo’ essere atipica. La FISH  valuta direttamente l’assetto cromosomico: se il numero dei cromosomi è alterato, anche in presenza di un aspetto normale della cellula, si può ipotizzare la presenza di un tumore.

Questo esame, oltre ad essere indicato a fini diagnostici in caso di sospetto clinico e di controllo postoperatorio che deve essere eseguito ogni 3 mesi potrebbe essere proposto anche come test di screening in popolazioni a rischio per esposizione occupazionale ad agenti cancerogeni.
E’ assolutamente importante  avere la disponibilità di analisi predittive dell’evolutività di una neoplasia dal momento che, per quanto precoce possa essere la diagnosi, l’elemento che condiziona veramente la prognosi per un determinato paziente è il comportamento biologico della neoplasia dalla quale è affetto.

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