Screening carcinoma prostatico: dibattito sempre aperto

Tumore prostataSebbene la valutazione del PSA (prostate-specific antigen) sia comunemente utilizzata per lo screening del carcinoma prostatico nella popolazione asintomatica, ancor’oggi è in corso una discussione relativa alla sua appropriatezza. Tale parametro risulta alterato non solo in caso di carcinoma prostatico ma anche in altre condizioni, quali l’iperplasia prostatica benigna (IPB) e la prostatite. Inoltre, fattori genetici, obesità e alcuni trattamenti possono alterarne i livelli. Ciononostante esiste un consenso generale che lo screening con il PSA ha permesso di diagnosticare, in uno stadio localizzato, un gran numero di carcinomi alla prostata. Tale affermazione è frutto di numerosi studi clinici controllati che hanno dimostrato nella popolazione sottoposta a screening con PSA una riduzione del rischio relativo e assoluto di carcinoma prostatico metastatico rispetto alla popolazione non sottoposta a screening.
Lo studio European Randomized Study of Screening for Prostate Cancer (ERSPC), che ha incluso 162.243 uomini di età tra i 55 e 69  anni, riporta che dopo una mediana di follow-up di 9 anni è stata osservata una riduzione del rischio di mortalità per carcinoma prostatico del 20% e di malattia metastatica alla diagnosi nel 41% nei soggetti che erano stati sottoposti alla valutazione del PSA rispetto ai controlli.


Relativamente alla scelta di quando è più corretto effettuare lo screening, l’American Cancer Society raccomanda l’esecuzione a partire da 50 anni, nei soggetti con rischio medio, mentre a iniziare dai 40 anni, in quelli a rischio elevato (famigliarità); tale posizione è stata confermata anche dalle Linee Guida del National Comprehensive Cancer Network che raccomandano l’esplorazione rettale e il PSA a partire dai 40 anni con successivo follow-up annuale nei soggetti a rischio elevato (PSA>1 ng/ml) e ogni 5 anni fino ai 50 anni in quelli con PSA< 1 ng/ml.  Riguardo i livelli di PSA da tenere in considerazione, l’ERSPC riporta che i soggetti con PSA tra 1-1,9 ng/ml e tra 2-2,9 ng/ml presentano un rischio di mortalità per carcinoma prostatico rispettivamente di 4 volte e di 7,6 volte superiore rispetto ai soggetti con PSA <1 ng/ml.
Nella review di Loeb S et al., recentemente pubblicata su Eur Urology, gli autori hanno voluto fornire informazioni relative sia all’età più corretta in cui eseguire il PSA sia ai livelli limite da considerare a rischio; a tale scopo è stata eseguita una ricerca su PubMed di pubblicazioni in lingua inglese che trattavano di PSA e carcinoma prostatico, su soggetti di età <60 anni al momento della prima determinazione del PSA .
Numerosi studi riportano una stretta correlazione tra i livelli di PSA in età giovane e il rischio di carcinoma prostatico e che nei soggetti di età intorno ai 40 anni questo è mediamente di 0.6 ng/ml e in quelli di 50 anni mediamente di 0.71 ng/ml.
Gli autori concludono affermando che, nonostante la ridotta percentuale di uomini di età intorno ai 40 anni che viene sottoposta alla valutazione del PSA e che numerose società scientifiche non siano concordi nel raccomandare lo screening del PSA prima dei 50 anni, i valori basali del PSA risultano essere un miglior predittore del rischio di carcinoma prostatico rispetto alla famigliarità e alla razza.
Inoltre, i valori di PSA in età giovanile sono fortemente predittivi del rischio di mortalità cancro specifica, di metastatizzazione e aggressività della malattia.

L’esecuzione del test per il PSA risulterà utile per realizzare una stratificazione del rischio e per individualizzare i protocolli di screening.

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