Cura della Induratio Penis Plastica: un passo indietro

diagnosi medico ipp

Come già detto in un mio precedente articolo l’Induratio Penis Plastica è detta anche malattia di La Peyronie dal medico francese che la descrisse alla fine del 1700.

Questa malattia porta a una degenerazione fibrotica e a volte calcifica della tunica albuginea dei corpi cavernosi o del setto intercavernoso.

Ciò determina un retrazione dell’organo e ad una curvatura che può essere lieve o molto accentuata fino ad arrivare all’impossibilità del rapporto penetrativo.

In alcuni casi la malattia determina impotenza sia per l’impatto psicologico che attanaglia il soggetto affetto sia per un problema vascolare in quanto a causa della fibrosi può venire meno “l’intrappolamento” del sangue nei corpi cavernosi durante l’erezione con possibile insorgenza di deficit vascolare di tipo veno-occlusivo.

Tutte le età del maschio adulto posso essere colpite ma la maggior frequenza si ha dopo i 50 – 60 anni.

Solitamente il paziente si rivolge al Medico Curante o allo Specialista dopo mesi da quando insorgono i primi segni e sintomi della malattia (dolore durante l’erezione e la deformità).

Talvolta i pazienti sottovalutano i disturbi oppure hanno timidezza nell’affrontare con il Medico la problematica insorta e questo fa perdere tempo nella diagnosi e nel trattamento di questa patologia.

Nella maggior parte dei casi le cause sono idiopatiche ovvero non hanno una causa accertata.

A volte si associa la malattia di Dupuytren (fibromatosi palmare) e di Ledderhose (fibromatosi plantare).

Fattori predisponenti sono:

  • il diabete mellito
  • la dislipidemia
  • malattie cardio-vascolari
  • fumo di sigaretta
  • in casi più rari è un trauma penieno durante un rapporto che può dare inizio al processo patologico.

La malattia classicamente si distingue in due fasi: stadio acuto e cronico.

Fase acuta

Si osserva una fase infiammatoria con comparsa di una placca fibrotica.

In tale periodo si assiste a dolore in erezione e può insorgere la deformità dell’asta.

Con il passare del tempo si avvia un processo di stabilizzazione della placca che può arrivare alla sua calcificazione.

In questa fase la malattia diventa cronica con scomparsa del dolore in erezione e con stabilizzazione della curvatura del pene.

Fase cronica

Classicamente la fase acuta dura circa un anno e in questa fase è possibile avviare un trattamento medico o fisico per contrastare il processo patologico.

Nella fase cronica della IPP non è possibile alcun trattamento non invasivo e solo la chirurgia può essere presa in considerazione.

E’ importante, pertanto, capire che tanto prima si fa diagnosi tanto prima si potranno avviare dei trattamenti efficaci.

Da una semplice visita si può porre diagnosi.

L’ esame ecografico associato all’ ecocolor doppler dinamico (con iniezione di alprostadil intracavernoso) ci permette di approfondire la patologia e fornisce elementi utili all’andrologo per avviare l’iter terapeutico adeguato e permette successivamente di fare dei confronti per capire l’andamento in positivo o in negativo della patologia.

Nella fase acuta i trattamenti possono andare dalla assunzione di farmaci (come ad esempio la vitamina E), alle iniezione peri o intraplacca di varie sostante come il verapamil o cortisonici ed è utile anche l’esercizio con il dispositivo Vacuum.

Recentemente è stato impiegato un nuovo prodotto (Xiapex) che si basa sull’utilizzo una collagenasi prodotta dal batterio Clostridium histolyticum in grado di rompere la placca fibrosa ottenendo un miglioramento del grado di curvatura peniena.

Il trattamento originario prevedeva, secondo il protocollo americano, una iniezione intraplacca per 3 volte (fino a un massimo di 4 cicli).

In considerazione dei costi elevati del farmaco in Europa è stato avviato un protocollo più elastico con meno iniezioni.

Con una singola iniezione e dopo adeguata manipolazione si poteva arrivare a un miglioramento della curvatura di circa 20°.

Dopo circa 3-4 trattamenti iniettivi nel 50% dei casi si arrivava a risolvere il problema della curvatura.

In altri casi il trattamento rendeva più semplice l’intervento chirurgico di raddrizzamento. Purtroppo, a partire dal nuovo anno il farmaco in Europa non sarà più disponibile, per motivi commerciali.

Pertanto, noi andrologi abbiamo un’arma in meno a disposizione per curare tale malattia.

Si torna indietro di 5 anni dove abbiamo a disposizione in primo momento solo le iniezioni di verapamil o cortisonico, che non migliorano la curvatura ma semmai la stabilizzano, e in un secondo momento, a malattia stabilizzata, l’intervento chirurgico.

Dottor Gian Luca Milan

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Immagine copyright depositphotos\liudmilachernetska

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