Tumore della prostata: rischio depressione con terapia ormonale

La terapia ormonale rappresenta molto spesso una delle terapie per il carcinoma prostatico inoperabile e come terapia coadiuvante di terapie chirurgiche o radioterapeutiche. Sappiamo bene che il meccanismo d’azione della terapia ormonale per costrastare il tumore della prostata è la soppressione della produzione dell’ormone maschile testosterone. Tale ormone nei maschi oltre ad influenzare e garantire una buona sessualità (libido ed erezione), influisce anche su altri aspetti come il metabolismo glicidico e lipido, il mantenimento del tono muscolare ed osseo e, inoltre, è importante sul tono dell’umore. Pertanto, un abbassamento importante dei livelli di testosterone (<0,5 ng/ml) da una parte impedisce alle cellule neoplastiche prostatiche si replicarsi, favorendo un controllo della malattia oncologica, ma, d’altra parte, può causare una serie di effetti collaterali assai importanti tra cui non trascurabile risulta quello di alterare l’umore. Già di per sé la consapevolezza di soffrire di una malattia oncologica può deprimere il paziente, in più se a questo fattore ci aggiungiamo anche complicazioni quali deficit erettile e calo della libido e alterazione del tono dell’umore indotto dalla soppressione ormonale capiamo molto bene quali possano essere i risvolti negativi di queste terapie sull’individuo colpito da neoplasia della prostata.

Secondo i risultati di un nuovo studio, pubblicati sul Journal of Clinical Oncology, gli uomini con il cancro alla prostata, trattati con la terapia ormonale di soppressione androgenica, hanno una probabilità maggiore del 23 % di sviluppare depressione e del 29% di avere un ricovero ospedaliero in psichiatria, rispetto a quelli che ricevono un trattamento diverso.

L’autore principale dello studio Paul Nguyen della Harvard Medical School di Boston sottolinea che la depressione è l’ultimo dei tanti effetti collaterali della terapia ormonale. Ogni uomo in terapia ormonale per il cancro alla prostata dovrebbe informarsi presso il proprio medico sui vantaggi delle terapia rispetto agli effetti collaterali.

Per indagare sul legame tra la terapia ormonale e la depressione, Nguyen e colleghi hanno esaminato i dati di oltre 78.000 uomini di età superiore o uguale a 66 anni che sono stati trattati per il tumore della prostata dal 1992 al 2006. I pazienti sono stati seguiti per 3 anni e sono stati esclusi quelli con diagnosi di malattie psichiatriche nell’anno precedente alla diagnosi di tumore. Circa 45.000 uomini coinvolti nello studio hanno ricevuto la terapia ormonale, e mostravano una tendenza di avere tumore ad uno stadio più avanzato e un’età media di oltre 76 anni, circa due anni in più degli uomini che avevano ricevuto trattamenti diversi. Si è così evidenziato che il 7,1% degli uomini che avevano ricevuto la terapia ormonale, dopo 3-6 anni dalla diagnosi del tumore, ricevevano una nuova diagnosi di depressione, rispetto al 5,2% degli altri uomini inclusi nello studio con trattamenti diversi. Durante questo stesso periodo, inoltre, il 2,8% degli uomini in terapia ormonale ha avuto un trattamento psichiatrico ospedaliero, rispetto al 1,9% dei loro coetanei. E ancora il 3,4% ha ricevuto servizi psichiatrici ambulatoriali, contro il 2,5% cento degli altri.

Lo studio presenta alcuni limiti. Per primo il fatto che gli autori non hanno preso in considerazione i trattamenti farmacologici antidepressivi e secondariamente che, l’età avanzata o i tumori più avanzati, degli uomini in terapia ormonale potrebbero aver influenzato l’insorgenza della depressione. Tuttavia, la terapia ormonale potrebbe avere un impatto diretto sui centri del cervello che controllano l’umore. Poiché il rischio di depressione è aumentato con un trattamento più lungo, gli uomini che considerano l’opzione della terapia ormonale dovrebbero, anche in considerazione della durata della terapia, decidere se i benefici valgono i potenziali effetti collaterali. I tumori della prostata che comportano un rischio elevato possono essere gestiti, sia con la sola chirurgia che con un abbinamento di radioterapia e ormoni. In quest’ultimo caso, i pazienti con cancro alla prostata ad alto rischio, localizzato, possono ottenere fino a tre anni di terapia ormonale, con un rischio sostanziale di sviluppare la depressione.

 

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