Frequenza eiaculatoria e carcinoma prostatico

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Una delle domande più frequenti che vengono fatte dai pazienti è sulla frequenza dei rapporti sessuali e sul numero di eiaculazioni. C’è sempre perplessità o timore che avere pochi o troppi rapporti sessuali possa creare qualche danno al nostro organismo, al nostro apparato uro-genitale e in particolare alla ghiandola prostatica. Al Congresso Nazionale di Andrologia svoltosi a Roma dal 10 al 12 maggio 2018, cui ho partecipato, si è cercato di approfondire questa tematica. Le prime indagini riguardo al ruolo della frequenza eiaculatoria e il rischio di sviluppare una neoplasia maligna della prostata risalgono al 2000. Sembrerebbero esserci due ipotesi e dati contrastanti: da un lato un’aumentata frequenza di rapporti sessuali e quindi di eiaculazioni può portare ad una più frequente eliminazioni dei fluidi prostatici e quindi di quelle sostanze tossiche che possono indurre un tumore della prostata, dall’altra la stessa ed intensa attività sessuale ed eiaculatoria può tradursi in un maggior rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili con un maggior rischio di sviluppare in tumore maligno prostatico sebbene questa ipotesi non sia mai stata dimostrata scientificamente.

Una relazione degli studiosi della Division of Experimental Oncology/Unit Of Urology dell’ospedale San Raffaele Università Vita-Salute di Milano ha approfondito la probolematica. Dalla letteratura emergono dati contrastanti. I due principali e autorevoli studi scientifici in questo settore dimostrato come un’aumenta frequenza eiaculatorio possa essere protettiva rispetto allo sviluppo de tumore della prostata. Il primo studio, australiano, eseguito su 2000 uomini adulti e pubblicato nel 2003. Il secondo studio pubblicato nel 2004 su un campione di circa 30000 maschi statunitensi. I risultati dimostrano come gli uomini che avevano avuto durante la loro vita sessuale adulta 21 o più eiaculazioni al mese avessero un rischio ridotto del 30% di sviluppare un tumore prostatico rispetto a coloro che avevano avuto 4-7 eiaculazioni al mese. I limiti di questi studi sono molti. Essendo studi osservazionali e retrospettivi possono esserci diversi errori nel fornire le risposte da parte sei soggetti coinvolti negli studi e da parte dei ricercatori nell’interpretazione dei dati. Inoltre, sarebbe importante approfondire oltre alla frequenza dei rapporti sessuali ed eiaculazioni anche in numero di partners e tipologia dei rapporti (etero o omosessuali). In aggiunta, non è dimostrato che le secrezioni prostatiche contengano delle sostanze tossiche e quindi carcinogene che devono essere eliminare mediante una eiaculazione ogni 1 – 2 giorni.

In conclusione, sebbene esistano prove a favore di un fattore protettivo tra un elevato numero mensile di eiaculazioni sull’insorgenza del cancro prostatico, la tipologia e metodologia degli studi condotti su tale tema sono insufficienti per consentire di esprimere un giudizio definitivo al riguardo.
A mio modo di vedere le cose, credo che gli uomini più che cercare di mettere tante palline sul pallottolliere dovrebbero vivere la propria sessualità in modo naturale, piacevole e il più spensierato possibile. La ricerca esasperante di raggiungere un obiettivo numerico porta, sempre ed inevitabilmente, ad un ansia prestazionale che può portare in secondo tempo a disfunzioni sessuali di tipo erettile o eiaculatorio. Una buona attività sessuale non si identifica con un numero di rapporti raggiunto alla settimana o al mese ma sulla qualità degli stessi rapporti e sulla gratificazione complessiva della coppia. Se poi si possono avere più rapporti, più la coppia è soddisfatta e si ha minor rischio di svilippare un cancro della prostata ben venga.

Dott. Gian Luca Milan

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