Renella o sabbia renale: gestione del paziente

La renella (“sabbia renale”) indica la presenza di piccoli calcoli nei reni (microcalcoli), che altro non sono che degli aggregati cristallini, i quali possono spostarsi anche nella vescica e nelle vie urinarie. Sono molto fastidiosi, perché possono comportare disturbi della minzione e coliche renali. Questi costituiscono i principali sintomi della patologia. Quest’ultima può essere curata attraverso il ricorso a dei farmaci specifici, anche se esistono degli altri rimedi, principalmente delle soluzioni tratte dalla natura. Dobbiamo ricordarci, comunque, che la principale cura per la renella è costituita soprattutto da ciò che inseriamo nella nostra dieta.

I sintomi della renella possono essere individuati facilmente, anche perché sono ravvisabili disturbi nella minzione e dolori che tipicamente si esprimono con la colica renale. La colica renale tipica si esprime con dolore acuto al fianco che si irradia anteriormente verso la regione inguinale e genitale associata molto spesso a nausea e vomito. Talvolta sono presenti anche sintomi simili alla cistite come bruciori minzionali, urgenza e aumento della frequenza urinaria. La renella è diversa dalla calcolosi renale perché l’aggregazione di cristallini è costituita principalmente da acido urico e acido ossalico, la cui consistenza è meno elevata rispetto a quella che caratterizza i calcoli nei reni.

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Crioconservazione (congelamento) del seme

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Le ragioni per ricorrervi sono tante quanti sono gli uomini stessi: da chi svolge lavori ad alto rischio ai professionisti dello sport, dai pazienti di vasectomia che un giorno potrebbero cambiare idea. Tuttavia, la maggior parte di coloro che desiderano conservare il sogno di una famiglia sono gli sfortunati giovani maschi prima di sottoporsi a chemioterapia, radioterapia o interventi chirurgici che con ogni probabilità li renderanno sterili. Qualunque sia la motivazione soggettiva che spinge un uomo a richiedere la crioconservazione del proprio sperma, una cosa è chiara: sempre più uomini scelgono di proteggere il loro futuro da una possibile perdita della fertilità, e la crioconservazione del seme offre una protezione sicura, affidabile, provata.

Lo sperma raccolto per la crioconservazione viene sottoposto a spermiogramma (o esame del liquiod seminale) per verificarne la quantità e la qualità, dopodiché viene trasferito in varie provette il cui numero dipende dal volume totale del campione e dal numero degli spermatozoi mobili presenti in ciascun millilitro del materiale raccolto. Il processo di congelamento dura circa 3 ore. Il giorno successivo viene recuperata una singola fiala da sottoporre a controllo del numero e della mobilità degli spermatozoi scongelati.

Il maggior rischio della crioconservazione è rappresentato dall’incapacità degli spermatozoi di conservare la loro vitalità e fertilità durante il processo di congelamento e di recupero, e in linea di massima circa la metà delle cellule spermatiche presenti nel campione non sopravvive al processo.
I dati ottenuti dall’analisi del campione di prova scongelato nelle 24 ore aiuta a stabilire il numero ideale di campioni di sperma che dovrebbero venire crioconservati per ottimizzare le probabilità di una futura riproduzione. Qualunque campione di sperma ottenuto dopo il primo subisce lo stesso identico trattamento: spermiogramma, provetta per il test, scongelamento nelle 24 ore e analisi.

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Deficit erettile e sport

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Il fenomeno dell’erezione è dovuto ad un rilassamento della muscolatura liscia dei corpi cavernosi del pene, cui segue una vasoldiltazione arteriosa. La costrizione dei vasi venosi determina ristagno del sangue, il suo intrappolamento cui segue l'erezione.

Il rilassamento dei muscoli lisci dei corpi cavernosi è un fenomeno mediato da una sostanza l’ossido di azoto (NO). Esso attiva un’enzima chiamato guanilato ciclasi che catalizza la trasformazione della guanosina trifosfato in guanosina monofosfato ciclico (cGMP) che stimola il rilassamento muscolare. Il cGMP viene degradato ad opera di una fosfodiesterasi di cui si conoscono almeno sei isoenzimi. Nei corpi cavernosi la fosfodiesterasi coinvolta è la fosfodiesterasi di tipo 5 (5PDE)

I farmaci per la disfunzione erettile agiscono inibendo la 5PDE, il che causa un aumento dell'afflusso di sangue, a seguito dell'aumento della concentrazione di cGMP, cui segue un miglioramento dell'erezione. Ai dosaggi terapeutici queste sostanze non producono erezione in assenza di stimolazione sessuale.

Diversi sono ovviamente i possibili effetti collaterali causati dall’assunzione di queste sostanze. Il principale rischio è legato al fatto che la vasodilatazione può portare ad abbassamento della pressione sanguigna (ipotensione), con possibili scompensi circolatori. Il trattamento della disfunzione erettile può essere associato a gravi eventi cardiovascolari. Il sildenafil sembra inibire la stimolazione cardiaca beta adrenergica; infatti, mentre gli effetti del sildenafil a livello cardiaco sono risultati minimi in condizioni di riposo, in condizioni di beta stimolazione o di sovraccarico pressorio il sildenafil ha diminuito le risposte cardiache indotte dalla dobutamina e gli effetti sistolici conseguenti alla beta stimolazione. Bisogna aggiungere che questi effetti sono sicuramente aggravati da una condizione cardiovascolare non ottimale.

Tra gli effetti collaterali bisogna inoltre ricordare che si possono presentare anche disturbi quali vomito, diarrea, disturbi digestivi e vampate di calore oltre alle già accennate alterazioni pressorie.

Tra le molecole citate, il capostipite ed il primo ad essere commercializzato è stato il sildenafil (Viagra); successivamente alla sua immissione sul mercato, sono nati altri due farmaci della stessa classe cioè il tadalafil (Cialis), il vardenafil (Levitra) e l’avanalafil (Spedra). Dei vari composti il Viagra è tra quelli con la durata d’azione più breve (6/8 ore) ma più forte, mentre gli altri hanno un’attività molto più prolungata (il Cialis oltre le 24 ore) ma meno intensa.

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