Alopecia e cancro alla prostata i calvi rischiano meno

Alopecia testosterone e prostataBuone notizie per i portatori di Alopecia Androgenetica. Pare che, sulla base di un serio studio del Dipartimento di Urologia della Università di Washington, pubblicato dal Cancer Epidemiology nel 2010, chi è calvo ha una minore probabilità di avere  il cancro della prostata quantificata nel 45%.  Tanto meno rischio quanto più precoce è la calvizie. I ricercatori suggeriscono che il fenomeno sia legato ai più alti  livelli di testosterone riscontrati nei calvi il che, per la proprietà transitiva, farebbe presagire che valori elevati ma fisiologici di testosterone siano protettivi nei confronti del cancro prostatico. Quanto affermato collima con una serie di studi che negli ultimi anni hanno sostanzialmente sdoganato l’uso delle terapie di sostituzione col testosterone nei soggetti che ne hanno carenza.

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Altre funzioni del Testosterone l'ormone maschile

La disfunzione endoteliale, che si manifesta clinicamente attraverso un incremento del tono vascolare, è coinvolta nella patogenesi sia dell’ipertensione arteriosa che della aterosclerosi.  Un aumento della responsività arteriosa agli stimoli vasocostrittori è alla base di processi patologici quali l’insufficienza cardiaca e il rimodellamento vascolare in corso di ipertensione.
È noto che i soggetti affetti da malattia ischemica coronarica, hanno più bassi livelli circolanti di testosterone rispetto a uomini non affetti da patologia coronarica. Inoltre studi recenti hanno dimostrato che circa il 25% dei pazienti con malattia ischemica coronarica sono clinicamente ipogonadici (con bassi livelli di testosterone).  L’ormone maschile gioca un ruolo cruciale nella risposta sessuale ma esercita anche numerosi effetti periferici, tra i quali il più emergente e meno studiato è quello sulla reattività vascolare.  Dati recenti provenienti da strisce coronariche in vitro, sia animali che umane, hanno dimostrato un rapido effetto vasomotorio dopo somministrazione acuta di testosterone; il meccanismo sarebbe attivato attraverso segnali di trasduzione non genomici e non verrebbe pertanto mediato da recettori intracellulari né di membrana.

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Disfunzione erettile come fattore prognostico di rischio cardiovascolare: nuova realtà per uomini più giovani e diabetici

Disfunzione erettile e malattie cardiovascolariNumerosi studi clinici supportano l’ipotesi che la disfunzione erettile (DE) rappresenti un fattore di rischio indipendente per le malattie cardiovascolari (CVD). Basti pensare che la DE incidentale presenta un valore predittivo per gli eventi cardiovascolari simile o superiore ai tradizionali fattori di rischio inclusi fumo, iperlipidemia e familiarità per infarto del miocardio.
Grazie ad un recente lavoro di Miner e collaboratori, viene rafforzato il significato prognostico della DE in relazione a due tipi di popolazione: gli uomini <60 anni di età e quelli con diabete.
Nella review viene riportato, tra gli altri, l’interessante studio di Inman  che ha raccolto dati da un campione casuale di oltre 1400 uomini con partner sessuale regolare e nessun precedente di insufficienza coronarica (CAD). Dopo un follow-up di 10 anni è emerso un quadro allarmante: nella fascia di età più giovane, cioè tra i soggetti di età compresa tra i 40 e i 49 anni, la presenza di DE determina un rischio di CAD circa 50 volte superiore rispetto ai soggetti della stessa età ma senza DE. Lo stesso gruppo di dati riporta che per gli uomini di età superiore ai 70 anni invece la presenza di DE ha un valore predittivo molto meno efficace (solo 5 volte superiore al gruppo di uomini senza DE).

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Testosterone e prostata: nemici o amici?

L'iperplasia prostatica benigna (IPB) è una malattia comune nella popolazione anziana. L’ingrossamento della prostata inizia già intorno ai 40 anni ed aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età e, pertanto, è considerata una patologia benigna a carattere progressivo, in cui la crescita lenta ma costante della ghiandola prostatica si traduce clinicamente in uno spettro di sintomi che altamente inficiano la qualità di vita del paziente e che vengono comunemente chiamati sintomi del basso tratto urinario (LUTS). Tra questi sintomi, infatti, vi sono  l'urgenza e l'aumentata frequenza minzionale, un getto debole di urina, la nicturia, e lo svuotamento incompleto della vescica.
Molti sono i fattori potenzialmente implicati nella patogenesi e progressione dell'IPB. Infatti, anche se l'età resta il fattore di rischio più riconosciuto per l'IPB, questa può riflettere altri disordini sistemici, quali ad esempio la sindrome metabolica. Un potenziale fattore eziologico comune tra IPB e la sindrome metabolica è senz'altro l'ipogonadismo (bassi livelli dell’ormone maschile circolante: testosterone).

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