Testosterone e prostata: nemici o amici?

L'iperplasia prostatica benigna (IPB) è una malattia comune nella popolazione anziana. L’ingrossamento della prostata inizia già intorno ai 40 anni ed aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età e, pertanto, è considerata una patologia benigna a carattere progressivo, in cui la crescita lenta ma costante della ghiandola prostatica si traduce clinicamente in uno spettro di sintomi che altamente inficiano la qualità di vita del paziente e che vengono comunemente chiamati sintomi del basso tratto urinario (LUTS). Tra questi sintomi, infatti, vi sono  l'urgenza e l'aumentata frequenza minzionale, un getto debole di urina, la nicturia, e lo svuotamento incompleto della vescica.
Molti sono i fattori potenzialmente implicati nella patogenesi e progressione dell'IPB. Infatti, anche se l'età resta il fattore di rischio più riconosciuto per l'IPB, questa può riflettere altri disordini sistemici, quali ad esempio la sindrome metabolica. Un potenziale fattore eziologico comune tra IPB e la sindrome metabolica è senz'altro l'ipogonadismo (bassi livelli dell’ormone maschile circolante: testosterone).

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Esiste una correlazione tra Sindrome Metabolica e Patologie Prostatiche?

La Sindrome Metabolica descrive la combinazione di diverse anomalie metaboliche quali l’obesità centrale, la dislipidemia, l’ipertensione, l’insulino-resistenza associata a iperinsulinemia compensatoria e l’alterata tolleranza al glucosio. Tale sindrome risulta direttamente associata ad un aumento del rischio di patologie coronariche, aterosclerosi e diabete di tipo 2.
Recentemente studi epidemiologici, istopatologici, di patologia molecolare e clinici hanno evidenziato un possibile ruolo della Sindrome Metabolica nella patogenesi dell’ipertrofia prostatica benigna (IPB) e del carcinoma prostatico.
Nella review non sistematica, pubblicata recentemente su European Urology, sono state presentate le evidenze di possibile correlazione tra Sindrome Metabolica e IPB o carcinoma della prostata sia legate ai meccanismi biologici sia di tipo clinico.
Dal punto di vista dei meccanismi biologici, l’insulino-resistenza con iperinsulinemia secondaria risulta associata ad un aumento del volume prostatico e ad un’attivazione simpatica che porta ad un incremento del tono muscolare con sviluppo di sintomi del tratto urinario inferiore (LUTS).

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Intervento di asportazione di varicocele e modificazione dello spermiogramma: una recente metanalisi

Spermatozoi dopo vasectomiaSchauer I et al. hanno recentemente pubblicato una metanalisi che ha preso in considerazione l’impatto di 3 tecniche chirurgiche, quali varicocelectomia sopra-inguinale, inguinale e sub-inguinale, sui valori dello spermiogramma (conta e motilità) oltre che sul tasso di gravidanze.
A tale scopo gli autori hanno identificato, da MEDLINE e dalla Cochrane Library, 94 articoli pubblicati dal 1975 al 2011 che riportavano dati di conta spermatica e motilità spermatica prima e dopo l’intervento chirurgico di eliminazione del varicocele ma solo 14 sono stati inclusi nell’analisi statistica: 2 studi randomizzati controllati, 3 randomizzati di intervento, 5 di intervento e 2 analisi retrospettiche.
Tutte le tecniche chirurgiche prese in considerazione hanno portato ad un significativo aumento della conta e della motilità spermatica (Tabella 1).
Tabella 1: Valori di incremento, rispetto alla fase preoperatoria, della conta spermatica e motilità spermatica dopo intervento di varicectomia

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Emospermia ricorrente (sangue nello sperma) possibile trattamento

L'emospermia (sangue nello sperma) è un evento abbastanza frequente nei soggetti maschili. Solitamente si risolve spontaneamente ma in rari casi diventa persistente (di durata superiore ai 3 mesi). Uno studio di Badawy AA, Abdelhafez AA, Abuzeid AM della Sohag Faculty of Medicine, Sohag University, Sohag, Egitto ha dimostrato come l'utilizzo della finasteride possa essere un valido supporto terapeutico per tale problematica. In particolare, dal 1998 al 2008 24 pazienti con emospermia ricorrente di natura idiopatica sono stati inseriti in uno studio dove 12 pazienti ricevevano 5 mg di finasteride per 3 mesi e altri 12 pazienti riceveva placebo. I pazienti dei due gruppi venivano sistematicamente monitorati mediante esame del liquido seminale, ecografia prostatica transrettale per 3 mesi successivi e dopo un anno.

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