Aspirina prima del sesso: più probabile figlio maschio

Uno studio americano ha evidenziato come assumere piccole dosi del più comune medicinale conosciuto al mondo prima del concepimento aumenti le probabilità di avere un figlio maschio. Questo perché i feti di sesso maschile sono più vulnerabili alle possibili reazioni infiammatorie che avvengono all'interno dell'utero.

Auguri e figli maschi !!! Questa frase parla di una tradizione legata al mondo antico, quello in cui l'uomo era visto come l'unico ad avere diritto ad una carriera lavorativa e a prolungare la dinastia imponendo il proprio cognome. Attualmente sappiamo come il sesso maschile non rappresenti necessariamente quello forte: tuttavia, esistono comunque persone che, per vari motivi, preferirebbero avere un maschietto, rispetto ad una femminuccia. Ebbene, forse è possibile manipolare la scelta che solitamente si considera essere prerogativa del fato per mezzo di un piccolo escamotage, evidenziato nel corso di uno studio recente dai ricercatori della Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development.

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Esame citologico urinario positivo. Quali accertamenti ulteriori eseguire?

esame citologico microscopio 

Come già precedentemente illustrato in un articolo precedente l’esame citologico urinario consiste nell’analisi microscopica di un campione di urine, con lo scopo di individuare eventuali cellule tumorali.

Normalmente l’urina è un liquido acellulato (ovvero privo di cellule) prodotto durante la fase escretrice renale. Durante il transito lungo le vie urinarie (dal rene fino all’uretra), l’urina può raccogliere eventuali cellule che esfoliano dagli epiteli di questi organi.

In presenza di un tumore della vescica o di altri tratti delle vie urinarie, questo esame può essere in grado di individuare le cellule tumorali che si “sfaldano” dalle zone più superficiali del tumore. Rappresenta pertanto un esame non invasivo utile nella diagnosi dei tumori delle vie urinarie.

Quando richiedere l’esame citologico urinario?

Questo esame va eseguito quando si sospetta la presenza di una neoplasia delle vie urinarie – in particolare di un tumore della vescica che ne rappresenta il tipo più frequente. Forme più rare di tumori delle vie escretrici urinarie si trovano localizzate a livello delle cavità renali (bacinetto e calici) o degli ureteri.

Il sintomo tipico di esordio di un tumore vescicale è rappresentato dalla presenza di sangue nelle urine (“ematuria”). Il sangue può essere visibile ad occhio nudo (si parla in questi casi di macroematuria) o riconosciuto solamente tramite l’esame chimico-fisico delle urine (“microematuria”). Le cause di ematuria sono molteplici e spesso relative a patologie benigne come le infezioni urinarie o la calcolosi.

Più raramente un tumore della vescica può manifestarsi con la presenza di sintomi urinari irritativi, come la necessità di urinare molto spesso (“pollachiuria”), l’urgenza minzionale e l’incontinenza da urgenza. Questi sintomi sono molto più frequentemente legati a patologie benigne, come l’iperplasia prostatica benigna (IPB) o in corso di cistiti o prostatiti. Nei rari casi in cui questi sintomi sono causati da un tumore vescicale, si tratta tipicamente di forme avanzate o di carcinoma in situ (CIS vescicale).

L’esame citologico urinario riveste inoltre un ruolo importante nei pazienti già trattati per un tumore della vescica o delle vie urinarie ("follow up"), con lo scopo di riconoscere precocemente un’eventuale recidiva tumorale. Questi hanno una spiccata tendenza a ripresentarsi anche dopo una completa asportazione chirurgica.

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Crioconservazione (congelamento) del seme

congelare crioconservare seme maschile

Le ragioni per ricorrervi sono tante quanti sono gli uomini stessi: da chi svolge lavori ad alto rischio ai professionisti dello sport, dai pazienti di vasectomia che un giorno potrebbero cambiare idea. Tuttavia, la maggior parte di coloro che desiderano conservare il sogno di una famiglia sono gli sfortunati giovani maschi prima di sottoporsi a chemioterapia, radioterapia o interventi chirurgici che con ogni probabilità li renderanno sterili. Qualunque sia la motivazione soggettiva che spinge un uomo a richiedere la crioconservazione del proprio sperma, una cosa è chiara: sempre più uomini scelgono di proteggere il loro futuro da una possibile perdita della fertilità, e la crioconservazione del seme offre una protezione sicura, affidabile, provata.

Lo sperma raccolto per la crioconservazione viene sottoposto a spermiogramma (o esame del liquiod seminale) per verificarne la quantità e la qualità, dopodiché viene trasferito in varie provette il cui numero dipende dal volume totale del campione e dal numero degli spermatozoi mobili presenti in ciascun millilitro del materiale raccolto. Il processo di congelamento dura circa 3 ore. Il giorno successivo viene recuperata una singola fiala da sottoporre a controllo del numero e della mobilità degli spermatozoi scongelati.

Il maggior rischio della crioconservazione è rappresentato dall’incapacità degli spermatozoi di conservare la loro vitalità e fertilità durante il processo di congelamento e di recupero, e in linea di massima circa la metà delle cellule spermatiche presenti nel campione non sopravvive al processo.
I dati ottenuti dall’analisi del campione di prova scongelato nelle 24 ore aiuta a stabilire il numero ideale di campioni di sperma che dovrebbero venire crioconservati per ottimizzare le probabilità di una futura riproduzione. Qualunque campione di sperma ottenuto dopo il primo subisce lo stesso identico trattamento: spermiogramma, provetta per il test, scongelamento nelle 24 ore e analisi.

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Tumore alla vescica. Oms: "Il caffè non provoca il cancro"

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Caffè assolto: non è cancerogeno. Il suo consumo non rappresenta un fattore di rischio per l’insorgenza di cancro alla vescica. Il verdetto arriva dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul cancro) di Lione che fa parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms).

Un comitato di 23 esperti internazionali ha setacciato circa 1000 studi declassando il caffè da “sostanza possibilmente cancerogena” (gruppo 2B, con le sostanze per cui esistono prove limitate a sostegno dell’associazione con il cancro) a sostanza non cancerogena (gruppo 3, che include sostanze non classificabili in relazione alla loro cancerogenicità, per le quali non esistono evidenze di rischio). Nel 1991 il consumo di caffè era stato associato al tumore alla vescica e la bevanda era stata appunto bollata come un fattore di rischio oncologico.

Gli studi prodotti dopo quella data però non hanno confermato la correlazione tra caffè e tumore alla vescica mentre hanno documentato i benefici derivanti dal suo consumo. Bere caffè avrebbe un effetto protettivo contro il rischio di insorgenza di due tumori: quello dell’utero e quello del fegato. Il parere avrebbe valutato un consumo medio di 3-4 tazzine al giorno su una popolazione normale, ovvero persone che non soffrono di malattie come la cirrosi.

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