Sorveglianza attiva nel carcinoma della prostata

sorveglianza attiva tumore prostata

Abbiamo già parlato di sorveglianza attiva del carcinoma della prostata in un articolo pubblicato nell’agosto del 2013. Approfondirei e rivisiterei ulteriormente la tematica alla luce delle nuove esperienze e delle nuove linee guida nazionali ed internazionali su tale tema.

Il tumore maligno della prostata definito anche adenocarcinoma prostatico rappresenta il tumore con la più elevata incidenza nella popolazione maschile. In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 45.000 nuovi casi, ovvero circa 90 nuovi casi ogni 150.000 abitanti. Il tumore del colon retto è il secondo tumore per incidenza (35.000 nuovi casi all’anno), mentre il tumore del polmone il terzo (27.000 nuovi casi annui). Se si analizza la mortalità di questi tumori sempre nell’ambito della popolazione maschile, ci si accorge di come il tumore prostatico causi “solo” 8500 decessi ogni anno (meno del 20% rispetto all’incidenza). Per le altre neoplasie la situazione è meno buona: il tumore del colon determina 12.000 morti annui (34% in rapporto all’incidenza); quello del polmone è ancora più aggressivo, causando il decesso di 22.000 persone ogni anno (più dell’80% rispetto all’incidenza). La bassa mortalità dell’adenocarcinoma prostatico è determinata sicuramente anche dall’efficacia delle cure e dalla possibilità di arrivare alla diagnosi precocemente. Tuttavia, una parte dei tumori della prostata possiede intrinsecamente una bassa aggressività: si tratta di tumori con comportamento poco maligno e incapaci di causare danni al paziente anche nel corso di molti anni. La sorveglianza attiva è un modo di seguire i pazienti con tumori prostatici poco aggressivi evitando (o ritardando) terapie non necessarie nell’immediato. Questo atteggiamento consente di evitare gli effetti collaterali del trattamento, che in alcuni casi possono avere ripercussioni pesantemente negative sulla qualità della vita dei pazienti; ci riferiamo in particolare al deficit erettile e all’incontinenza urinaria.

Il punto chiave di questa modalità di monitoraggio clinico è la corretta selezione dei pazienti, ovvero riuscire a distinguere con sicurezza i tumori biologicamente aggressivi (da sottoporre a trattamento attivo immediato) da quelli con comportamento poco aggressivo (da monitorare nel tempo).

Lo scopo della sorveglianza attiva è quello di controllare nel tempo che il tumore continui ad avere una bassa aggressività e di riconoscere velocemente l’eventuale progressione della malattia. In caso di progressione il paziente dovrà sottoporsi ad un trattamento attivo con l’intento di eradicare il tumore e arrivare pertanto alla guarigione.

Pertanto, risulta di fondamentale importanza la corretta selezione dei pazienti. Seguire in sorveglianza attiva un tumore aggressivo e capace di progredire rappresenterebbe ovviamente una strategia sbagliata e rischiosa per la vita del paziente. Allo stesso tempo è sbagliato accanirsi a trattare con procedure terapeutiche invasive un tumore incapace di progredire: si parla in questo caso di eccesso di trattamento (over-treatment).

Il preciso comportamento biologico del tumore della prostata (che distingue le forme aggressive da quelle “indolenti”) non può essere individuato con un singolo esame: ad oggi non disponiamo di un test preciso al 100% che ci permetta di capire con assoluta sicurezza quale sarà il comportamento del tumore. L’individuazione dei tumori a basso rischio si basa su una serie di parametri clinici e istologici. Se tutti questi parametri rientrano rigorosamente in determinati valori allora il paziente potrà essere candidato alla sorveglianza attiva. Se al contrario anche un solo valore non rientrasse in questi severi criteri di inclusione, il paziente dovrà essere avviato verso una terapia attiva.

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Renella o sabbia renale: gestione del paziente

La renella (“sabbia renale”) indica la presenza di piccoli calcoli nei reni (microcalcoli), che altro non sono che degli aggregati cristallini, i quali possono spostarsi anche nella vescica e nelle vie urinarie. Sono molto fastidiosi, perché possono comportare disturbi della minzione e coliche renali. Questi costituiscono i principali sintomi della patologia. Quest’ultima può essere curata attraverso il ricorso a dei farmaci specifici, anche se esistono degli altri rimedi, principalmente delle soluzioni tratte dalla natura. Dobbiamo ricordarci, comunque, che la principale cura per la renella è costituita soprattutto da ciò che inseriamo nella nostra dieta.

I sintomi della renella possono essere individuati facilmente, anche perché sono ravvisabili disturbi nella minzione e dolori che tipicamente si esprimono con la colica renale. La colica renale tipica si esprime con dolore acuto al fianco che si irradia anteriormente verso la regione inguinale e genitale associata molto spesso a nausea e vomito. Talvolta sono presenti anche sintomi simili alla cistite come bruciori minzionali, urgenza e aumento della frequenza urinaria. La renella è diversa dalla calcolosi renale perché l’aggregazione di cristallini è costituita principalmente da acido urico e acido ossalico, la cui consistenza è meno elevata rispetto a quella che caratterizza i calcoli nei reni.

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Aspirina prima del sesso: più probabile figlio maschio

Uno studio americano ha evidenziato come assumere piccole dosi del più comune medicinale conosciuto al mondo prima del concepimento aumenti le probabilità di avere un figlio maschio. Questo perché i feti di sesso maschile sono più vulnerabili alle possibili reazioni infiammatorie che avvengono all'interno dell'utero.

Auguri e figli maschi !!! Questa frase parla di una tradizione legata al mondo antico, quello in cui l'uomo era visto come l'unico ad avere diritto ad una carriera lavorativa e a prolungare la dinastia imponendo il proprio cognome. Attualmente sappiamo come il sesso maschile non rappresenti necessariamente quello forte: tuttavia, esistono comunque persone che, per vari motivi, preferirebbero avere un maschietto, rispetto ad una femminuccia. Ebbene, forse è possibile manipolare la scelta che solitamente si considera essere prerogativa del fato per mezzo di un piccolo escamotage, evidenziato nel corso di uno studio recente dai ricercatori della Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development.

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Esame citologico urinario positivo. Quali accertamenti ulteriori eseguire?

esame citologico microscopio 

Come già precedentemente illustrato in un articolo precedente l’esame citologico urinario consiste nell’analisi microscopica di un campione di urine, con lo scopo di individuare eventuali cellule tumorali.

Normalmente l’urina è un liquido acellulato (ovvero privo di cellule) prodotto durante la fase escretrice renale. Durante il transito lungo le vie urinarie (dal rene fino all’uretra), l’urina può raccogliere eventuali cellule che esfoliano dagli epiteli di questi organi.

In presenza di un tumore della vescica o di altri tratti delle vie urinarie, questo esame può essere in grado di individuare le cellule tumorali che si “sfaldano” dalle zone più superficiali del tumore. Rappresenta pertanto un esame non invasivo utile nella diagnosi dei tumori delle vie urinarie.

Quando richiedere l’esame citologico urinario?

Questo esame va eseguito quando si sospetta la presenza di una neoplasia delle vie urinarie – in particolare di un tumore della vescica che ne rappresenta il tipo più frequente. Forme più rare di tumori delle vie escretrici urinarie si trovano localizzate a livello delle cavità renali (bacinetto e calici) o degli ureteri.

Il sintomo tipico di esordio di un tumore vescicale è rappresentato dalla presenza di sangue nelle urine (“ematuria”). Il sangue può essere visibile ad occhio nudo (si parla in questi casi di macroematuria) o riconosciuto solamente tramite l’esame chimico-fisico delle urine (“microematuria”). Le cause di ematuria sono molteplici e spesso relative a patologie benigne come le infezioni urinarie o la calcolosi.

Più raramente un tumore della vescica può manifestarsi con la presenza di sintomi urinari irritativi, come la necessità di urinare molto spesso (“pollachiuria”), l’urgenza minzionale e l’incontinenza da urgenza. Questi sintomi sono molto più frequentemente legati a patologie benigne, come l’iperplasia prostatica benigna (IPB) o in corso di cistiti o prostatiti. Nei rari casi in cui questi sintomi sono causati da un tumore vescicale, si tratta tipicamente di forme avanzate o di carcinoma in situ (CIS vescicale).

L’esame citologico urinario riveste inoltre un ruolo importante nei pazienti già trattati per un tumore della vescica o delle vie urinarie ("follow up"), con lo scopo di riconoscere precocemente un’eventuale recidiva tumorale. Questi hanno una spiccata tendenza a ripresentarsi anche dopo una completa asportazione chirurgica.

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