Carcinoma alla prostata e sorveglianza attiva

Operare o non operare? Radio o brachiterapia? Fare un trattamento o tenere la malattia sotto controllo? Le opzioni a disposizione degli uomini con un tumore della prostata sono diverse e le scelte vanno fatte, prima di tutto, in base al tipo di neoplasia e al suo stadio di evoluzione. Una possibile strategia potrebbe essere  la sorveglianza attiva ovvero convivere con il cancro rinviando le cure. E’ una possibilità riservata solo a determinate tipologie di malati, con un carcinoma di piccole dimensioni e poco aggressivo (in termini tecnici, appartenenti alla cosiddetta “classe di rischio basso”: T1 e T2a, Gleason non superiore a 6, PSA inferiore a 10 e con non più di due biopsie positive).  La sorveglianza attiva consiste, in sostanza, nel posticipare le terapie al momento in cui il carcinoma diagnosticato cambia atteggiamento,  se lo cambia. Nel frattempo, il paziente viene gestito come un sorvegliato speciale e sottoposto a esami e visite periodiche per tenere la malattia sotto stretta osservazione. Esplorazione rettale e PSA ogni tre mesi, ripetizione della  biopsia a scadenze prestabilite (a un anno dalla diagnosi, poi alla fine del secondo, del quarto, del settimo e del decimo anno).

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Cialis (Tadalafil) nel trattamento dei sintomi minzionali del basso apparato urinario

farmaco per sintomi minzionaliOltre il 50% degli uomini di età superiore ai 50 anni soffre di iperplasia prostatica benigna, con sintomi delle basse vie urinarie come frequenza, urgenza, intermittenza, nicturia, incompleto svuotamento vescicale o mitto urinario debole. L’intervento terapeutico standard di questi sintomi prevede l’impiego di farmaci a-bloccanti (come tamsulosina, alfusozina) o inibitori della 5a-reduttasi (finasteride o dutasteride); entrambe queste categorie di agenti farmacologici consentono di limitare i sintomi urinari, ma sono associati a diversi eventi avversi tra i quali ipotensione ortostatica, problemi eiaculatori, disfunzione erettile.
Una nuova opportunità terapeutica che va affermandosi è rappresentata dagli inibitori della fosfodiesterasi 5, come il tadalafil, ben noti per la loro efficacia in uomini con disfunzione erettile. In un recente e ampio studio in doppio cieco,

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Infezioni sessuali: alcuni importanti punti da tenere presenti

Le infezioni sessuali sono malattie trasmissibili attraverso rapporti sessuali non protetti. Con l’avvento del profilattico, quale efficace strumento contraccettivo, ci si aspettava che tali malattie potessero finalmente estinguersi ed invece, purtroppo, queste patologie costituiscono ancora uno dei più gravi problemi di salute pubblica a livello mondiale.

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Testosterone e diabete mellito di tipo II

Il diabete mellito di tipo 2 (DM2) è una patologia di proporzioni epidemiche in costante aumento, associata ad un incremento del rischio cardiovascolare e sottesa da una condizione nota come insulino-resistenza. Insorge solitamente in età avanzata, presenta una certa familiarità e si tratta inizialmente con farmaci assunti  per via orale (ipoglicemizzanti orali) e non con insulina (tipica delle forme di diabete di tipo I ad insorgenza giovanile). L'ipogonadismo maschile è un'affezione caratterizzata da bassi livelli di testosterone, dovuta a cause testicolari (primitivo), centrali (secondario) o a entrambe (misto), che può associarsi a segni/sintomi sessuali, quali ridotta libido, disturbi dell'erezione, riduzione del volume dell'eiaculato e a subfertilità, ridotta forza muscolare, ridotta resistenza ossea, anemia, deflessione del tono dell'umore.
Negli ultimi anni la letteratura internazionale ha riportato sempre maggiori evidenze di una possibile associazione tra DM2 e ipogonadismo maschile, confermata da una recente metanalisi. Numerosi studi hanno riportato bassi livelli di testosterone nei soggetti con DM2, e in particolare un ipogonadismo ipogonadotropo frequentemente sintomatico. In accordo, ipogonadismo e disfunzione erettile sono oggi considerati complicanze frequenti del DM2, sebbene spesso sottostimate. D'altra parte, è stato riportato che nei soggetti ipogonadici si riscontra un'elevata prevalenza di DM2.

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